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Violeta Todorova

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La Crisi di Hormuz Può Far Salire Ancora il Petrolio

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La chiusura dello stretto di Hormuz mantiene i prezzi del petrolio elevati

I mercati petroliferi sono entrati in una nuova fase di volatilità mentre le tensioni nello Stretto di Hormuz continuano ad intensificarsi. Quella che inizialmente sembrava un’interruzione temporanea si sta trasformando in un conflitto prolungato.

I prezzi del greggio sono saliti vicino ai massimi del 2026 all’inizio della settimana, con il Brent che ha superato per un breve periodo i 115 dollari al barile. Il forte rialzo è stato guidato da nuovi attacchi nel Golfo e dalla crescente incertezza sui flussi di approvvigionamento. Il West Texas Intermediate (WTI) ha seguito un andamento simile, superando i 107 dollari prima di ritracciare leggermente.

Tuttavia, la successiva discesa dei prezzi non è un segnale di un allentamento dei rischi. Piuttosto, riflette un mercato che fatica a prezzare due situazioni diametralmente opposte: la possibile riapertura dello stretto e la crescente probabilità di un’interruzione prolungata.

L’offerta globale di petrolio colpita dal blocco dello Stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz rimane il principale punto critico dei mercati energetici globali, rappresentando circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas. Dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il passaggio è stato di fatto limitato. Nonostante alcuni produttori, come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, abbiano trovato rotte alternative per le esportazioni, circa 10-12 milioni di barili di greggio restano interessati da interruzioni.

Nonostante i recenti sforzi di Donald Trump per ripristinare il traffico marittimo attraverso l’iniziativa denominata “Project Freedom”, i primi segnali indicano un successo limitato. Il traffico navale rimane significativamente al di sotto dei livelli normali, mentre nuovi attacchi iraniani contro navi e infrastrutture regionali evidenziano la fragilità di qualsiasi soluzione nel breve termine.

Questo evidenzia come le interruzioni nello Stretto di Hormuz abbiano un impatto rilevante sull’offerta globale di petrolio.

I mercati petroliferi stanno prezzando una carenza prolungata

I mercati petroliferi hanno iniziato a prezzare non solo le perdite immediate di offerta, ma anche il rischio di una carenza più duratura. Le curve dei futures si sono irripidite e i contratti a più lunga scadenza stanno salendo rapidamente, segnalando aspettative di una tensione che potrebbe persistere più a lungo.

I mercati fisici del petrolio presentano prezzi significativamente più elevati rispetto ai futures. Questa divergenza indica che l’effettiva entità dello shock sull’offerta potrebbe non essere ancora pienamente riflessa nei prezzi di riferimento.

Allo stesso tempo, le scorte globali si stanno riducendo in modo disomogeneo, aumentando il rischio di carenze localizzate, in particolare nei prodotti raffinati come il carburante per aerei e le materie prime petrolchimiche.

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Fonte: TradingView. Andamento giornaliero dei prezzi del WTI al 5 maggio 2026.

La geopolitica continua ad influenzare l’andamento del petrolio

La ripresa delle ostilità nello Stretto di Hormuz getta nuovi dubbi sulla fragile tregua tra Stati Uniti e Iran.

Il petrolio è salito di quasi il 7% lunedì, dopo le notizie secondo cui le forze statunitensi avrebbero distrutto diverse imbarcazioni iraniane in risposta ad attacchi contro navi commerciali, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno confermato attacchi con droni e missili iraniani contro infrastrutture critiche. Le autorità iraniane hanno negato le affermazioni statunitensi, evidenziando la crescente incertezza e i segnali contrastanti sull’escalation.

I mercati stanno ora prezzando un rischio più elevato di interruzioni prolungate, inclusi possibili danni alle principali infrastrutture energetiche e la possibilità che la circolazione nello stretto rimanga limitata più a lungo del previsto.

Nonostante l’annuncio da parte di Donald Trump del progetto “Project Freedom” per scortare le navi commerciali attraverso il passaggio, la fiducia nella sicurezza della navigazione resta bassa. Le compagnie di navigazione sono finora riluttanti a riprendere il transito, citando rischi ancora elevati.

Sebbene funzionari statunitensi abbiano riportato che un numero limitato di navi ha attraversato lo stretto dopo l’annuncio, non vi sono ancora prove di una ripresa significativa dei flussi marittimi, alimentando i timori che l’offerta globale di petrolio possa rimanere sotto pressione nel breve termine.

Anche in caso di progressi diplomatici, i danni alle infrastrutture, alla fiducia nel trasporto marittimo e alle catene di approvvigionamento richiederanno tempo per essere riassorbiti. Ciò suggerisce che prezzi elevati potrebbero persistere anche in uno scenario di de-escalation.

Tuttavia, se le interruzioni dovessero protrarsi per diversi mesi, il petrolio WTI potrebbe superare la resistenza dei 120 dollari e avvicinarsi ai 130 dollari al barile.

I rischi di downside persistono

Detto questo, lo scenario non è unidirezionale. L’aumento dei prezzi del petrolio sta già alimentando l’inflazione e i costi per i consumatori. Ciò solleva la possibilità che la domanda possa indebolirsi se i prezzi dovessero rimanere elevati per un periodo prolungato.

Esiste inoltre la possibilità di soluzioni alternative alla crisi, tra cui un aumento della produzione da parte dei principali esportatori o il rilascio di riserve strategiche, che potrebbero contribuire a compensare parte dello shock sull’offerta e limitare ulteriori rialzi.

La volatilità è destinata a restare

Le prospettive per il petrolio rimangono altamente incerte, ma una tendenza è chiara: la volatilità è destinata a persistere. Nel breve termine, è probabile che i prezzi restino elevati e sensibili alle notizie relative agli sviluppi militari, all’attività di trasporto marittimo e ai progressi diplomatici.

La domanda più importante è se questa crisi rappresenti un’interruzione temporanea o l’inizio di un sistema energetico globale più frammentato e fragile, e quanto rapidamente possa essere ripristinata la fiducia nella sicurezza dei flussi commerciali.

Punti Piunti:

  • La situazione nello Stretto di Hormuz mantiene sotto pressione l’offerta globale di petrolio
  • I mercati stanno prezzando carenze prolungate e maggiore volatilità
  • La geopolitica sta guidando il prezzo del petrolio più dei fondamentali

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